Training
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A CHE SERVE IL TRAINING? - A che serve il training? Credo a cinque funzioni che
non sempre esistono separatamente. Esse si sovrappongono... Fare training
significa che l’attore-danzatore non è l’autore originario né il curatore del testo. Egli
ne è il trasmettitore... La seconda funzione del training è quella di plasmare
l’attore-danzatore in qualcuno che trasmette un performance text. Il performance
text è l’intero processo con molti canali di comunicazione creati da un atto
spettacolare... La terza funzione del training... è la preservazione di un sapere
segreto... Il training è conoscenza, la conoscenza è potere. Il training è un
collegarsi al passato, con gli altri mondi della realtà, con il futuro... La quarta
funzione del training è aiutare gli attori-danzatori a raggiungere l’espressione
personale... La quinta funzione del training è la formazione di gruppi. Richard
Schechner [Barba - Savarese 1998, 247]
AMULETI - Gli esercizi sono simili ad amuleti che l’attore porta con sé non per
esibirli, ma per trarne determinate qualità di energia da cui lentamente si sviluppa
un secondo sistema nervoso. Un esercizio è fatto di memoria: memoria del corpo.
Un esercizio diventa memoria che agisce attraverso l’intero corpo. Eugenio Barba
[De Marinis 1997, 15]
ANATOMIA - Accade, per esempio, che un attore pensi che non gli serva affatto
conoscere l’anatomia, e che gli basti la psicologia. Dal mio punto di vista, invece, se
l’attore conosce solo la psicologia, e non l’anatomia, finirà prima o poi col rompersi
un braccio o una gamba: la sua esibizione sulla scena consiste innanzitutto in una
serie di movimenti corporei. Nel teatro giapponese o in quello cinese, per esempio,
non si considera un vero attore quello che non ha frequentato un corso di acrobazia.
Sarah Bernhardt aveva imparato da un famoso clown l’arte di cadere sulla scena.
Vsevolod Mejerchol’d [Mejerchol’d 2004, 24]
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CONDIZIONE FISICA - Per metà imitazione, per metà duttile sensibilità; il resto non
sono che doni fisici sviluppati, amplificati con l’esercizio, un guscio di fasullo e di
fittizio, per ornarlo e incorniciarlo. (...) Tutto proviene da una condizione fisica che
egli riesce ad acquisire, una condizione fisica che, in modi diversi, si irradia nella
sensibilità, conformemente al tipo strumentale che rappresenta, alle abitudini e
all’educazione ricevute. Louis Jouvet [Jouvet 1989, 12]
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un uomo che organizza senza posa il proprio materiale. Deve conoscere a menadito
la gamma delle proprie possibilità e tutti gli espedienti tecnici dei quali dispone per
realizzare un dato proposito. La professionalità di un attore è direttamente
proporzionale al numero delle combinazioni rese possibili dal bagaglio dei suoi mezzi
tecnici. Vsevolod Mejerchol’d [Mejerchol’d 1993, 78]
CONSACRARSI AL LAVORO - Il talento non esiste in teatro. Esiste solo una volontà
di impegnarsi e di dare tutto se stesso al proprio lavoro. Per dare validità a questa
affermazione è sufficiente ricordare l’attore dei teatri classici di Oriente dove dei
bambini di sei, otto, dieci anni sono immessi nella professione e dopo dieci anni di
intenso apprendistato e disciplina severa emergono come artisti la cui espressività
suggestiva diventa il sogno più grande di ogni grande attore europeo. Il “teatro di
frattura” seleziona i suoi componenti non in base al loro talento, ma alla loro
capacità di consacrarsi al lavoro. Eugenio Barba [Barba 1996, 31]
CREDO ARTISTICO - Il loro credo artistico (degli attori) si riduce a due principi: 1.
Signore, ti prego, dammi la forza di scegliere sempre il cammino più difficile; 2. Se
non faccio training per un giorno, solo la mia coscienza lo sa; se non lo faccio per tre
giorni, solo i miei compagni lo notano; se non lo faccio per una settimana, tutti gli
spettatori lo vedono. Eugenio Barba [Barba 1996, 31]
CRESCITA - Agli inizi della mia carriera di pedagogo teatrale ci mettevo molto più
tempo a prepararmi la lezione di training di quanto non durasse la lezione stessa. La
domanda principale che mi ponevo era: «come scegliere gli esercizi?». Poi capii: il
processo di studio, nell’ambito del training, dev’essere costruito secondo lo stesso
principio che regola la crescita di tutto ciò che è vivo, e cioè che tutto succede
contemporaneamente. Jurij Alschitz [Alschitz 1998, 43]
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ELIMINARE LE RESISTENZE - In realtà non esiste una tecnica fissa e ben stabilita,
esistono solo ostacoli tecnici a misura che l’attore avanza nel suo mestiere, ostacoli
che bisogna eliminare incessantemente eseguendo convenienti esercizi
«elementari». Scopo di tali esercizi non è un’amplificazione delle capacità corporali,
ma piuttosto un annullamento del corpo, cioè l’eliminazione delle sue resistenze al
fine di realizzare immediatamente i propri impulsi psichici. Più l’attore è maturo, più
riscontra resistenze, più sa, più deve allenarsi. Eugenio Barba [Barba 1965, 117]
ESERCIZI COME TRAPPOLE - Gli esercizi possono essere di diverso tipo: sia semplici
che complessi, non ha importanza. L’importante che funzionino come trappole. Gli
esercizi devono essere facili, ma di una facilità ingannevole. Un esercizio semplice
farà aprire l’attore più velocemente, uno complesso invece facilmente lo spaventerà.
Devono smuovere gli istinti, disturbare il quieto vivere della psiche dell’attore. Il
valore dell’esercizio non è in se stesso, ma nel risultato che se ne ottiene. L’esercizio
è sempre gioco. Ed è solo attraverso il gioco che si può trascinare l’attore ad
abbandonarsi del tutto alla forza naturale del teatro. Jurij Alschitz [Alschitz 1998,
18]
ESPLORAZIONE DEI LIMITI - Il training ha due aspetti: l’apertura degli uni agli altri
e il rapporto autentico con se stessi, cioè a dire libero da qualunque preoccupazione
nei riguardi degli spettatori. (...) Il training può essere svolto in modo formale. Lo si
può eseguire a un livello elementare, ma lo si può spingere a un livello molto più
elevato. (...) Infine, il training deve sviluppare l’armonia tra movimento e voce. Per
questo sono determinanti tre criteri, e tutti gli esercizi descritti cercano di realizzarli:
la coordinazione, l’equilibrio, l’accettazione e l’esplorazione dei limiti del proprio
corpo. Patrick Pezin [Pezin 2003, 12]
FILOSOFIA ASSAI DIFFUSA - Non sono d’accordo con il tipo di allenamento in cui si
crede che varie discipline, applicate all’attore, possano svilupparne la totalità;
l’attore dovrebbe, da una parte, prendere lezioni di dizione e, dall’altra lezioni di
voce e acrobatica o ginnastica, di scherma, di danza classica e moderna e pure
elementi di pantomima; e tutto questo, messo insieme, dovrebbe dargli la ricchezza
di espressione. Questa filosofia del training è assai diffusa. Jerzy Grotowski
[Flaszen- Pollastrelli 2001, 191]
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IL MOMENTO DELLA LIBERTÀ - Il training è il seme nascosto dal quale poi scaturisce
la pianta con i frutti visibili, cioè lo spettacolo. Il training permette di raggiungere
determinate capacità, determinati obiettivi di condizione fisica, ma soprattutto è il
momento della libertà che ti permette di gettarti allo scoperto senza pensare ai
giudizi. Eugenio Barba [Ruffini 2001, 77]
IL SEME DELLA CREATIVITÀ - Credo che in tutti i problemi degli esercizi il malinteso
derivi dall’errore iniziale: che sviluppare le diverse parti del corpo libererà l’attore,
libererà la sua espressione. Non è vero. Non dovreste “allenarvi” e, per questo
motivo, persino la parola “allenamento” non è corretta. Non dovreste allenarvi, né in
modo “ginnico” né in modo acrobatico, né con la danza né con i gesti. Invece
lavorando separatamente dalle prove, dovreste mettere a confronto l’attore con il
seme della creatività. Jerzy Grotowski [Flaszen- Pollastrelli 2001, 193]
IMPARARE A VOLARE - All’inizio sentivo che il training non mi aiutava nel lavoro con
le improvvisazioni o con quello che facevo nello spettacolo. Più tardi scoprii che tra
queste due cose apparentemente diverse esisteva una connessione sotterranea: uno
non deve utilizzare elementi del training per lo spettacolo ma deve servirsi del
training per imparare a “volare”; il training è ciò che permette di arrivare allo
spettacolo in un modo totalmente diverso. Per questo è importante lavorare in modo
continuato durante il training. Iben Nagel Rasmussen [De Marinis 1997, 179]
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MAESTRO DI SE STESSO - (Gli attori) Lavorano dalle 9 alle 16 e dalle 17 alle 20. Il
training è pratico. Acrobazia, ginnastica, sport, balletto classico, ritmica, plastica,
improvvisazione, scene realistiche, igiene vocale ed esercizi di concentrazione
(psicotecnica). Ognuno di loro dirige un settore specifico del training, naturalmente
in collaborazione con il direttore artistico del teatro. Ogni studente è il maestro di se
stesso e anche degli altri sotto la guida del regista. Eugenio Barba [Barba 1996, 31]
METODO SPECIALE - Ciò che conosco di meglio e di più vicino al metodo speciale
che vorrei fissare è il metodo naturale di Georges Hébert... esso comporta: il passo,
la corsa, il salto, l’arrampicamento, il sollevamento, il lancio, la difesa naturale
tramite la boxe e la lotta. Esso conduce naturalmente alla scherma, all’equitazione,
a giochi, sport, esercizi acrobatici e movimenti di fantasia. Jacques Copeau [Copeau
1988, 83]
NON CI SONO ESERCIZI PURAMENTE FISICI - Non ci sono esercizi puramente fisici
nel nostro metodo. Sarebbero inutili, poiché il nostro scopo principale è di penetrare
in tutte le parti del corpo con sottili vibrazioni psicologiche. Questo processo rende il
corpo sempre più sensibile nella capacità di ricevere i nostri impulsi interiori e di
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NON INSEGNA A ESSERE ATTORI - Il training, così come noi lo pratichiamo nel
nostro teatro, non insegna a essere attori, a recitare una maschera della Commedia
dell’Arte, o a interpretare un ruolo tragico o grottesco, non dà la sensazione di
conoscere qualcosa, di acquisire delle abilità. Eugenio Barba [Barba 1996, 72]
OGNI GIORNO - A teatro l’attore è esposto allo sguardo di migliaia di spettatori fisso
su di lui. Il suo corpo deve perciò essere bello, forte, con movimenti plastici e
armonici. La ginnastica che fate ogni giorno, prima di iniziare le lezioni, ha appunto
lo scopo di correggere ed educare il vostro apparato esterno di personificazione.
Konstantin Stanislavskij [Stanislavskij 1990, 303]
PICCOLI LABIRINTI - Gli esercizi sono piccoli labirinti che il corpo-mente dell’attore
può percorrere e ripercorrere per incorporare un paradossale modo di pensare, per
distanziarsi dal proprio agire quotidiano e spostarsi nel campo dell’agire extra-
quotidiano della scena. Eugenio Barba [De Marinis 1997, 15]
PONTE - Non si lavora sul corpo o sulla voce: si lavora sulle energie. Così come non
esiste un’azione vocale che non sia anche azione fisica, non esiste neppure
un’azione fisica che non sia anche mentale. Se esiste un training fisico, deve
esistere un training mentale. Bisogna lavorare sul ponte che unisce la sponda fisica
e la sponda mentale del processo creativo. Eugenio Barba [Barba 1985, 13]
PRINCIPI CIOÈ CHE RENDONO VIVO SULLA SCENA - Il training dalla ripresa di
esempi e di frammenti di esercizi, si trasforma in una capacità, da parte dell’attore,
di modellare le proprie energie: per cui l’attore, in realtà dopo qualche tempo, non
esegue più gli esercizi che ha imparato, ma padroneggia qualcosa di più completo e
profondo, quei principi cioè che rendono vivo il corpo sulla scena. Nicola Savarese
[Barba - Savarese 1998, 249]
PRINCIPIO DELLA PUNTA DEL NASO - L’intera biomeccanica si fonda sul principio
che se si muove la punta del naso, si muove tutto il corpo. Tutto il corpo prende
parte al movimento del più piccolo organo. Vsevolod Mejerchol’d [Mejerchol’d 1993,
76]
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RISULTATI - L’insegnamento che io voglio dare agli allievi non deve essere in loro il
punto di incontro di tecniche diverse. Bisogna che sia il risultato di un metodo
generale unico. Jacques Copeau [Copeau 1988, 76]
RITMO ORGANICO - All’inizio il training fu messo insieme come una serie di esercizi
che furono presi dalla pantomima, dal balletto, dalla ginnastica, dallo sport, dalla
ritmica, dallo yoga, dalla plastica, esercizi che conoscevamo o che avevamo
ricostruito. Il training era collettivo, tutti eseguivano gli stessi esercizi nello stesso
tempo e nello stesso modo. Con l’andar del tempo ci rendemmo conto che il ritmo è
differente da individuo a individuo... Cominciammo a parlare di ritmo organico... Da
allora il training si basò su questo ritmo, si andò quindi personalizzando, e il training
divenne individuale. Eugenio Barba [Barba 1996, 69]
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SENSO DEL TRAINING - Nel nostro teatro, il training è sempre consistito in uno
scontro tra disciplina – la forma fissa dell’esercizio – e un superamento di questa
forma fissa, dello stereotipo che è l’esercizio. La motivazione per questo
superamento è individuale, differente per ogni attore. È questa giustificazione,
questa motivazione personale che decide il senso del training. Eugenio Barba [Barba
1996, 70]
STACCATO DALLA PROVA - Il training non equivale alla prova perché la prova è
legata al risultato, mentre il training no. Mentre nel teatro tradizionale hai un
binomio prova, spettacolo, nel terzo teatro hai spesso un trinomio training, prova,
spettacolo. Il training può essere staccato dalla prova. Ci sono gruppi che hanno un
training che non ha nulla a che vedere con la prova per lo spettacolo. Ci sono due
binari: su una rotaia hai il training. Le prove e lo spettacolo sono sull’altra.
Entrambe portano avanti il gruppo e la sua attività. Eugenio Barba [Ruffini 2001, 78]
TEATRO DI FRATTURA - Il “teatro di frattura” allena lui stesso i suoi attori e questa
preparazione possiede due aspetti distinti: uno è interno e consiste nel training;
l’altro è esterno, è lo spettacolo che racchiude i frutti del training. Eugenio Barba
[Barba 1996, 30]
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un’unica grande squadra. Non è ancora teatro, ma è già una compagnia. Jurij
Alschitz [Alschitz 1998, 14]
VIA NEGATIVA - L’attore deve localizzare quelle resistenze e quegli ostacoli che lo
bloccano nel suo compito creativo. Gli esercizi diventano, così, un mezzo di
superamento di questi impedimenti personali. L’attore non si chiede più: «Come
posso fare questo?». Egli deve, invece, sapere che cosa non fare: ciò che lo inceppa.
Grazie a un adattamento personale degli esercizi, deve essere trovata una soluzione
allo scopo di eliminare quegli ostacoli che variano da attore ad attore. Questo è
quello che chiamo via negativa: un processo di eliminazione. Jerzy Grotowski
[Grotowski 1970, 154]
Bibliografia
- Alschitz, Jurij, La grammatica dell’attore. Il training, Milano, Ubulibri, 1998.
- Barba , Eugenio, Teatro. Solitudine, mestiere, rivolta, Milano, Ubulibri, 1996.
- Barba, Eugenio - Savarese, Nicola, L’arte segreta dell’attore. Un dizionario di
Antropologia teatrale, Lecce, Argo, 1998.
- Barba, Eugenio, Alla ricerca del teatro perduto. Una proposta di teatro polacco,
Padova, Marsilio Editori, 1965.
- Barba, Eugenio, Il corpo dilatato. Il vangelo di Oxyrhinco, Roma, La Goliardica,
1985.
- Barba, Eugenio, La canoa di carta. Trattato di Antropologia teatrale, Bologna, Il
Mulino, 1993.
- Cechov, Michail, La tecnica dell’attore. Come lavorare sul personaggio, Roma,
Dino Audino Editore, 2001.
- Copeau, Jacques, Il luogo del teatro. Antologia degli scritti, a cura di Maria Ines
Aliverti, Firenze, La casa Usher, 1988.
- De Marinis, Marco (a cura di), Drammaturgia dell’attore, Teatro Eurasiano 3,
Bologna, I Quaderni del Battello Ebbro, 1997.
- Decroux, Étienne, Parole sul mimo, Roma, Dino Audino Editore, 2003.
- Flaszen, Ludwik - Pollastrelli, Carla, Il Teatr Laboratorium di Jerzy Grotowskij
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- Grotowski, Jerzy, Per un teatro povero, Roma, Bulzoni, 1970.
- Jouvet, Louis, Elogio del disordine, Firenze, La casa Usher, 1989.
- Lecoq, Jacques, Il corpo poetico, Milano, Ubulibri, 1997.
- Mejerchol’d, Vsevolod, 1918: Lezioni di teatro, Milano, Ubulibri, 2004.
- Mejerchol’d, Vsevolod, L’attore biomeccanico, Milano, Ubulibri, 1993.
- Pezin, Patrick, Il libro degli esercizi per attori. Il meglio del training internazionale
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- Ruffini, Franco, Per piacere. Itinerari intorno al valore del teatro, Roma, Bulzoni,
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- Stanislavskij, Kostantin Sergeevič, Il lavoro dell’attore su se stesso, Roma-Bari,
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- Stanislavskij, Kostantin Sergeevič, Il lavoro dell’attore sul personaggio, Roma-
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- Strasberg, Lee, Lezioni all’Actor Studio, Roma, Dino Audino Editore, 2002.
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