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Medie

Il documento contiene appunti per il corso di Analisi Matematica I. Viene introdotto il concetto di medie numeriche tra cui media aritmetica, geometrica, armonica e quadratica e viene dimostrato che tra queste medie sussiste una precisa relazione di disuguaglianza. Vengono inoltre fornite alcune interpretazioni geometriche delle disuguaglianze tra medie.
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Medie

Il documento contiene appunti per il corso di Analisi Matematica I. Viene introdotto il concetto di medie numeriche tra cui media aritmetica, geometrica, armonica e quadratica e viene dimostrato che tra queste medie sussiste una precisa relazione di disuguaglianza. Vengono inoltre fornite alcune interpretazioni geometriche delle disuguaglianze tra medie.
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Appunti per il corso di Analisi Matematica I

Indice
1 Medie numeriche 1
1.1 Disuguaglianze tra medie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1
1.2 Alcune applicazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.3 Il numero di Nepero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8

2 Teoremi sul limite delle medie 11


2.1 Criterio del rapporto e della radice . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
2.2 Teorema di Cesàro e sue conseguenze . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
2.3 Applicazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17

1 Medie numeriche
1.1 Disuguaglianze tra medie

Definizione 1.1. Siano x1 , . . . , xn numeri reali positivi. Chiameremo


x1 + x2 + . . . + xn
A= media aritmetica di x1 , . . . , xn
n

G = n x1 · x2 · . . . · xn media geometrica di x1 , . . . , xn ;
n
H= media armonica di x1 , . . . , xn ;
1 1
+ ... +
x1 xn
r
x21 + . . . + x2n
Q= media quadratica di x1 , . . . , xn .
n

Mostreremo nel seguito che tra le quattro medie c’è una precisa relazione: per ogni
assegnata n-upla di numeri reali positivi si ha

H ≤ G ≤ A ≤ Q.

1
Cominciamo col provare che la media geometrica è sempre non maggiore della media
aritmetica.
Proposizione 1.1. Siano x1 , . . . , xn , numeri reali positivi. Vale che:
√ x1 + x2 + . . . + xn
n
x1 · x2 · . . . · xn ≤ . (1)
n
Inoltre l’uguaglianza in (1) vale se e solo se x1 = x2 = . . . = xn .

Dimostrazione. Ovviamente, se x1 = x2 = . . . = xn allora la (1) vale con l’uguaglianza.


Quindi supporremo che almeno due tra x1 , x2 , . . . , xn siano diversi tra loro.
Proviamo in primo luogo che

x1 + . . . + xn = n ⇒ x1 · . . . · xn < 1, (2)

che equivale alla (1) nel caso particolare in cui la media aritmetica è pari ad 1. Questo
è sufficiente per mostrare (1) nella sua generalità. Infatti posto
x1 + . . . + xn
A= ,
n
la (1) segue immediatamente applicando la (2) alla n-upla
x1 x2 xn
, , ..., .
A A A
Proviamo quindi (2), ragionando per induzione.
Sia n = 2. Allora se x1 + x2 = 2 (con x1 6= x2 e quindi x1 , x2 6= 1), si ha

0 < (x1 − x2 )2 = x21 + x22 − 2x1 x2 = (x1 + x2 )2 − 4x1 x2 = 4(1 − x1 x2 ),

e dunque la (2) è verificata per n = 2.


Supponiamo ora (2) vera per ogni n-upla di numeri positivi. Proviamo che (2) è vera
se i numeri sono n + 1. Siano dunque x1 , x2 , . . ., xn , xn+1 numeri reali positivi tali che

x1 + x2 + . . . + xn + xn+1 = n + 1, (3)

e due tra x1 , x2 , . . . , xn , xn+1 sono distinti tra loro. Allora esiste un elemento, diciamo
x1 , minore di 1 (se fossero tutti maggiori di 1 la media sarebbe maggiore di 1, assurdo).
Quindi esiste a > 0 tale che

x1 = 1 − a.

Essendo vera (3), deve esserci necessariamente un elemento, diciamo x2 , maggiore di 1.


Esiste dunque b > 0 tale che

x2 = 1 + b.

2
Allora possiamo riscrivere la (3) come segue:

(1 − a + b) + x3 + x4 + . . . + xn+1 = n,

e quindi applicare la (2) alla n-upla (1 − a + b), x3 , . . . , xn , xn+1 :

(1 − a + b) · x3 · . . . · xn · xn+1 ≤ 1. (4)

Osservando infine che

x1 · x2 = (1 − a)(1 + b) = 1 − a + b − ab < 1 − a + b,

dalla (4) segue che

x1 · x2 · x3 · . . . · xn · xn+1 < 1.

Abbiamo dunque provato che vale (2) per una qualunque (n + 1)-pla, supponendola vera
per una qualunque n-upla.
Il principio di induzione consente allora di affermare che (2) vale per ogni n ∈ N.

Osservazione 1.1. Diamo un’interpretazione geometrica della diseguaglianza (1) nel


caso di due numeri a, b > 0. Consideriamo un triangolo rettangolo inscritto in una se-
micirconferenza, e siano a, b le lunghezze delle proiezioni dei cateti sull’ipotenusa. Per
il teorema di Euclide, l’altezza h relativa all’ipotenusa è√medio proporzionale tra le pro-
iezioni dei due cateti, ossia a : h = h : b e dunque h = ab. La misura del raggio della
circonferenza è esattamente a+b 2 . Dunque

√ a+b
ab ≤
2
e il massimo valore di h si ha per il triangolo isoscele, cioè con a = b.

a+b
2 √
ab

a b

Osservazione 1.2. Diamo un’altra interpretazione geometrica della disuguaglianza tra


le medie nel caso n = 2. Questa si può dunque riscrivere

4 ab ≤ 2(a + b).

Se a e b rappresentano
√ i lati di un rettangolo, 2(a + b) ne rappresenta il perimetro. La
quantità 4 ab invece può essere interpretata come il perimetro di un quadrato avente

3

la stessa area: infatti in tal caso il lato di questo quadrato misurerebbe ab, e la sua
area ab, quanto l’area del rettangolo di lati a e b. Pertanto la disuguaglianza dice che
il quadrato, e solo il quadrato, ha il perimetro più piccolo tra tutti i rettangoli di data
area.
Se n = 3, si ha

3
12 abc ≤ 4(a + b + c).

La quantità a secondo membro si può interpretare come la somma delle lunghezze degli
spigoli di un parallelepipedo rettangolo. La quantità a primo membro, invece, la si
può pensare come la somma delle lunghezze √ degli spigoli di un cubo avente lo stesso
volume: infatti un cubo siffatto ha lato 3 abc e il suo volume è abc, pari al volume del
parallelepipedo rettangolo di spigoli a, b e c. Dunque la disuguaglianza afferma che il
cubo, e solo il cubo, ha la più piccola somma delle lunghezze dei lati tra i parallelepipedi
rettangoli di eguale volume.

Proposizione 1.2. Siano x1 , . . . , xn , numeri reali positivi. Vale che:


n √
≤ n
x1 · x2 · . . . · xn ≤
1 1
+ ... +
x1 xn
r
x1 + x2 + . . . + xn x21 + . . . + x2n
≤ ≤ . (5)
n n
Inoltre l’uguaglianza in ciascuna delle diseguaglianze vale se e solo se x1 = . . . =
xn .

Dimostrazione. Rimane da provare la validità della prima e dell’ultima disuguaglianza.


La prima segue immediatamente applicando la (1) alla n-upla
1 1
, ..., .
x1 xn
Possiamo provare infine che presi n numeri x1 , . . . , xn non tutti uguali la media aritme-
tica è sempre minore della media quadratica ragionando per induzione. Riscriviamo la
disuguaglianza come

(x1 + . . . + xn )2 < n(x21 + . . . + x2n ) (6)

Se n = 2 la (6) è vera in quanto

(x1 + x2 )2 = x21 + x22 + 2x1 x2 < 2(x21 + x22 );

osserviamo esplicitamente che abbiamo usato la disuguaglianza

2ab < a2 + b2 , (7)

4
in quanto a2 + b2 − 2ab = (a − b)2 > 0 se a 6= b. Supponiamo ora (6) vera per n.
Proviamola per n + 1 elementi non tutti uguali tra loro. Usando l’ipotesi di induzione e
la (7) n volte abbiamo:

(x1 + . . . +xn + xn+1 )2 =

= (x1 + . . . + xn )2 + x2n+1 + 2(x1 + . . . + xn )xn+1

≤ n(x21 + · · · + x2n ) + x2n+1 + 2x1 xn+1 + . . . + 2xn xn+1

< n(x21 + · · · + x2n ) + x2n+1 + (x21 + . . . + x2n + nx2n+1 )

= (n + 1)(x21 + . . . + x2n + x2n+1 ).

Dunque (6) è vera per ogni n ∈ N, e la dimostrazione di (5) è completa.

Esercizio 1. Tra tutti i parallelepipedi rettangoli di dato volume, il cubo, e solo il cubo,
ha la minima area superficiale.

Soluzione. Un parallelepipedo rettangolo di spigoli lunghi x1 , x2 , x3 ha area superficiale


2x1 x2 + 2x1 x3 + 2x2 x3 e volume x1 x2 x3 . Un cubo di pari volume ha lo spigolo lungo
√ √
3 x x x , e area superficiale 6( 3 x x x )2 . Dobbiamo quindi provare che
1 2 3 1 2 3

6( 3 x1 x2 x3 )2 ≤ 2x1 x2 + 2x1 x3 + 2x2 x3 .

Ciò deriva immediatamente applicando la disuguaglianza (1): infatti si ha


√ x1 x2 + x1 x3 + x2 x3
q p
2
( x1 x2 x3 ) = 3 x21 x22 x23 = 3 (x1 x2 )(x1 x3 )(x2 x3 ) ≤
3
,
3
che equivale alla tesi.

Esercizio 2. Se x1 , x2 ,. . . ,xn sono numeri reali positivi allora


n
! n !
X X 1
xk ≥ n2 .
xk
k=1 k=1

Soluzione. Applicando la disuguaglianza (1) a x1 , . . . , xn e a 1/x1 , . . . , 1/xn si ha im-


mediatamente la tesi.

Esercizio 3. Siano a1 , a2 , . . . , an numeri reali positivi, e sia b1 , b2 , . . . , bn una permuta-


zione di questi. Allora
a1 a2 an
+ + ... + ≥ n.
b1 b2 bn
Soluzione. Applicando la disuguaglianza tra le medie, si ha
a1 a2 an
b1 + b2 + . . . + bn
r
a1 a2 · . . . · an
≥ = 1.
n b1 b2 · . . . · bn

5
Esercizio 4 (disuguaglianza di Nesbitt). Siano a, b, c tre numeri positivi. Si ha
a b c 3
+ + ≥ . (8)
b+c a+c a+b 2
Soluzione. Usando la disuguaglianza tra media armonica e media aritmetica in (1), si
ha
(a + b) + (a + c) + (b + c) 3
≥ 1 1 1 .
3 a+b + a+c + b+c

Riordinando, si ha
 
1 1 1
[(a + b) + (a + c) + (b + c)] + + ≥ 9,
a+b a+c b+c
da cui si ottiene
 
a+b+c a+b+c a+b+c
2 + + ≥9
a+b b+c a+c
e di conseguenza facilmente la (8).

1.2 Alcune applicazioni


Mostriamo qualche applicazione della disuguaglianza (1).
A1 ) Vale la diseguaglianza di Bernoulli:
(1 + x)n ≥ 1 + nx (9)
qualunque sia x ≥ −1 e n ∈ N. Per −1 ≤ x ≤ − n1 oppure per x = 0 la disugua-
glianza di Bernoulli è banale; possiamo dunque supporre 1 + nx positiva e diversa
da 1. Applicando (1) alla n-upla
x1 = 1 + nx, x2 = . . . = xn = 1,
abbiamo
n−1 volte
z }| {

n 1 + nx + 1 + . . . + 1 n(1 + x)
1 + nx < = = 1 + x,
n n
che implica la disuguaglianza di Bernoulli.
Osservazione 1.3. Si può verificare che in realtà la (9) e la (1) sono equivalenti.
Infatti, supposta vera la (9)1 , presi x1 , . . . , xn , n numeri positivi e An = x1 +x2n+...xn ,
si ha per la (9)

An n
   
An
≥1+n −1 =
An−1 An−1
An−1 + nAn − nAn−1 nAn − (n − 1)An−1 xn
= = = ,
An−1 An−1 An−1
1
che, come è facile verificare, si può dimostrare anche in maniera diretta col principio di induzione

6
ossia Ann ≥ xn An−1
n−1 . Ragionando iterativamente si ha

Ann ≥ xn An−1 n−2


n−1 ≥ xn xn−1 An−2 ≥ . . . ≥ xn xn−1 . . . x1 ;

passando alla radice n-esima, segue la (1).



A2 ) Sia a > 0. Allora lim n a = 1.
n→+∞
Il caso a = 1 è banale. Consideriamo il caso a > 1. Applicando (1) a
x1 = a, x2 = x3 = . . . = xn = 1,
abbiamo

n
a+n−1 a 1
1< a≤ = +1− .
n n n
Dal teorema dei carabinieri segue la tesi.
Il caso 0 < a < 1 segue immediatamente da quello precedente osservando che

n
1
a= q .
n 1
a

n
A3 ) lim n = 1.
n→+∞
Applicando (1) a
√ √
x1 = n, x2 = n, x3 = . . . = xn = 1,
abbiamo

√ 2 n+n−2 2 2
1≤ n
n≤ = √ +1− .
n n n
Dal teorema dei carabinieri segue la tesi.
1 n
 
A4 ) La successione an = 1 + è strettamente crescente.
n
Applicando (1) alla (n + 1)-upla
1 n
 
x1 = . . . = xn = 1 + , xn+1 = 1,
n
da (1) abbiamo
n volte
z  }|  {
1 1
s 1+ + ... + 1 + +1
1 n

n+1 n n n+2
1+ ·1< = ,
n n+1 n+1
ossia
1 n
   n+1
1
an = 1 + < 1+ = an+1 .
n n+1

7
1 n+1
 
A5 ) La successione bn = 1 + è strettamente decrescente.
n

Similmente a quanto fatto prima, proviamo che la successione


 n+1
1 n
=
bn n+1
è crescente. Infatti scegliendo
 
1
x1 = . . . = xn = 1 − , xn+1 = 1,
n

usando (1) abbiamo


s
1 n n 1 − n1 + 1
 
n+1 n
1− < =
n n+1 n+1

e quindi
 n  n+1
1 n−1 n 1
= < = .
bn−1 n n+1 bn

1.3 Il numero di Nepero

Proposizione 1.3. La successione

1 n
 
an = 1 +
n

è convergente. Chiameremo e (numero di Nepero) il suo limite.

Dimostrazione. Dalla proprietà A4 ), e ricordando il teorema di regolarità delle successioni


n
monotone, la successione an = 1 + n1 ammette limite. Tale limite è finito, in quanto
n+1
an è limitata. Infatti, poiché la successione bn = 1 + n1 è decrescente, risulta

1 n 1 n+1
   
2 = a1 ≤ 1+ < 1+ = bn ≤ b1 = 4.
n n

 an e 1bn sono rispettivamente crescente e decre-


Osservazione 1.4. Poiché le successioni
1 n
scente, ed essendo anche bn = 1 + n · 1 + n → e · 1 = e, abbiamo

1 6
 
2 = a1 < e < b5 = 1 + < 2.986.
5

8
Per avere un’approssimazione migliore, bisogna scegliere n abbastanza grande. Ad esem-
pio,

2.71 < a200 < e < b400 < 2.722.

Migliorando ancora l’approssimazione, possiamo verificare che e ' 2.718.

Osservazione 1.5. Osserviamo che il numero di Nepero e si può scrivere come la somma
di una serie:
  X +∞
1 1 1
e = lim 1 + + . . . + = .
n→∞ 2! n! k!
k=0

Infatti dal teorema del binomio si ha


n   n
1 n X n 1
  X 1 n(n − 1) . . . (n − k + 1)
an := 1 + = k
= =
n k n k! nk
k=0 k=0
n     
X 1 1 2 k−1
= 1− 1− ... 1 − .
k! n n n
k=0

Risulta quindi evidente che


n
X 1
an < . (10)
k!
k=0

Inoltre, per ogni m < n risulta


n   m
X n 1 X 1 n(n − 1) . . . (n − k + 1)
an = k
> .
k n k! nk
k=0 k=0

Tenuto conto che risulta, per ogni fissato k = 0, 1, . . . , m,


n(n − 1) . . . (n − k + 1)
lim = 1,
n nk
otteniamo, per ogni m,
m
X 1
≤ lim an = e. (11)
k! n
k=0

Pertanto da (10) e (11) si ha


m
X 1
am ≤ ≤e
k!
k=0

Passando al limite su m → ∞ si ha la tesi.

9
Quanto appena provato nell’osservazione precedente è di notevole importanza, e per-
mette di ottenere alcune significative proprietà del numero di Nepero.

Proposizione 1.4 (Stima dell’errore). Si ha:


n
X 1 n+2 1 1
0<e− < < .
k! n + 1 (n + 1)! n · n!
k=0

Dimostrazione. Si ha
n +∞ +∞
X 1 X 1 1 X (n + 1)!
e− = =
k! k! (n + 1)! k!
k=0 k=n+1 k=n+1
+∞
1 X 1 1 n+2
< j
= .
(n + 1)! (n + 1) (n + 1)! n + 1
j=0

Osservando che n(n + 2) < n2 + 2n + 1 = (n + 1)2 , si ha la tesi.

La proposizione precedente ci dice che la serie converge molto velocemente ad e. Ad


1
esempio, per n = 6, l’errore che si commette è inferiore a 6·6! ' 2 · 10−4 .

Proposizione 1.5. Il numero di Nepero non è razionale.

Dimostrazione. Ragioniamo per assurdo. Posto e = ab , con a, b ∈ N primi tra loro, si ha


n
a X 1 a 1 1 1 1
− = − 1 − − − ... − < .
b k! b 1! 2! n! n · n!
k=0

Moltiplicando per b! si avrebbe


n
!
a X 1 1
0 < b! − < < 1,
b k! b
k=0

a Pn 1

il che è assurdo in quanto b! b − k=0 k! è certamente intero.

10
2 Teoremi sul limite delle medie
2.1 Criterio del rapporto e della radice

Teorema 2.1 (Criterio del rapporto). Sia an una successione tale che an > 0 per
ogni n ∈ N, e tale che
an
lim = `. (12)
n→∞ an−1

Vale che:

se ` < 1, allora lim an = 0;


n→+∞

se ` > 1, allora lim an = +∞.


n→+∞

Dimostrazione. Supponiamo ` < 1; proviamo che lim an = 0. Preso ε = 1 esiste ν ∈ N


tale che
an
< 1 per ogni n > ν,
an−1
cioé
an < an−1 per ogni n > ν.
Quindi an è regolare, in quanto definitivamente strettamente decrescente. Essendo an >
0, dal teorema della permanenza del segno si ha
lim an = a ≥ 0.
n→+∞

Non può essere a > 0; in tal caso, infatti, passando al limite in (12) si avrebbe
an a
` = lim = = 1,
n an−1 a
il che è assurdo essendo ` < 1 per ipotesi. Dunque a = 0.
Infine, se ` > 1, per la successione bn = a1n > 0 risulta
bn 1
lim = (0 se ` = +∞).
n→+∞ bn−1 `
Essendo 1/` < 1, per quanto appena dimostrato risulta lim bn = 0 e dunque lim an =
n→+∞ n→+∞
+∞.

Osservazione 2.1. Se ` = 1 non si può dire nulla sul limite di an . Alcuni esempi per
cui
an+1
lim =1:
n→∞ an

11
• an = n;

• an = n1 ;
n
• an = ;
n+1

• an = 2 + sin n. Si ha:

2 + sin n
lim √ = 1.
n 2 + sin n + 1

Per verificare ciò, ricordiamo la formule di prostaferesi


x−y x+y
sin x − sin y = 2 sin cos ,
2 2
e osserviamo che
√ √
√ √

n + 1 − n
| sin n + 1 − sin n| ≤ 2 sin .
2
Poiché
√ √ 1
n+1− n= √ √
→ 0,
n+ n+1
√ √
si ha | sin n + 1 − sin n| → 0, e quindi
√ √ √
2 + sin n | sin n + 1 − sin n|

2 + sin n + 1 − 1 = √ → 0.
2 + sin n + 1
Tuttavia

lim (2 + sin n) non esiste.
n→∞

Infatti, se esistesse tale limite, allora anche la sua estratta determinata da nk = k 2 ,


ank = 2 + sin k ammetterebbe limite. E questo è falso.

Teorema 2.2 (Criterio della radice). Sia an una successione tale che an ≥ 0 per
ogni n ∈ N, e che verifica

lim n
an = `. (13)
n→+∞

Allora vale che:

se ` < 1, allora lim an = 0;


n→+∞

se ` > 1, allora lim an = +∞.


n→+∞

12
Dimostrazione. Supponiamo ` < 1. Allora posso scegliere ε > 0 tale che ` + ε < 1 (ad
esempio ε = 1−`
2 ). Esiste quindi ν ∈ N tale che

n
an < ` + ε, ∀n > ν,
ossia
0 ≤ an < (` + ε)n .
Poiché ` + ε < 1, si ha lim (` + ε)n = 0. Dal teorema dei carabinieri segue la tesi nel
n→+∞
caso ` < 1.
Similmente, se ` > 1 posso scegliere ε > 0 tale che ` − ε > 1. Per n abbastanza grande
si ha
an ≥ (` − ε)n .
Essendo ` − ε > 1, risulta lim (` − ε)n = +∞, e dal teorema del confronto si ha la
n→+∞
tesi.

2.2 Teorema di Cesàro e sue conseguenze

Teorema 2.3 (di Cesàro sulle medie aritmetiche). Sia an una successione di
numeri reali. Se an è regolare, allora anche la successione delle medie aritmetiche
a1 + · · · + an
n
è regolare e risulta
a1 + · · · + an
lim = lim an . (14)
n→+∞ n n→+∞

Dimostrazione. Sia ` = lim an . Proviamo il teorema nel solo caso ` ∈ R. I restanti casi
vengono lasciati per esercizio.
Sia ε > 0 fissato, e ν ∈ N tale che
|an − `| < ε, ∀n > ν.
Per n > ν si ha

a1 + . . . + an a1 + . . . + an − n`
− ` =

n n

(a1 − `) + . . . + (an − `)
=
n

(a1 − `) + . . . + (aν − `) |aν+1 − `| + . . . + |an − `|
≤ +
n n

(a1 − `) + . . . + (aν − `) n − ν
< + ε.
n n

13
Poiché ν è fisso, si ha

(a1 − `) + . . . + (aν − `)
lim = 0.
n→∞ n

Pertanto è possibile determinare un indice ν1 ≥ ν a partire dal quale



(a1 − `) + . . . + (aν − `)
< ε, ∀n > ν1 .
n

n−ν
In definitiva, osservando che < 1, per n ≥ ν1 si ha
n

a1 + . . . + an
− ` < 2ε,
n
e questo conclude la dimostrazione.

Esercizio 5. Completare la dimostrazione del teorema precedente contemplando il caso


in cui an risulti o divergente positivamente, o divergente negativamente.
Il teorema di Cesaro ha alcune notevoli conseguenze.

Teorema 2.4 (sulle medie geometriche). Sia bn una successione positiva. Se bn


è regolare, allora anche la successione delle medie geometriche
pn
b1 · · · bn

è regolare e risulta
p
lim n b1 · . . . · bn = lim bn . (15)
n→+∞ n→+∞

Dimostrazione. Usando il fatto che


p log b1 + . . . + log bn
log n b1 · . . . · bn = ,
n
e ricordando che per bn > 0 vale

lim bn = ` ⇐⇒ lim log bn = log `,


n→+∞ n→+∞

(dove abbiamo inteso log(+∞) = +∞ e log 0 = −∞) dal Teorema 14 si ha la tesi.

Osservazione 2.2. Nella Proposizione 1.1 è stato provato che se an è una successione
di numeri positivi, allora
√ a1 + . . . + an
n
a1 · . . . · an ≤ . (16)
n
È interessante osservare che se an → `, al crescere di n le due medie (grazie al teorema
di Cesaro) sono “sempre più vicine”, tendendo allo stesso valore `.

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Osservazione 2.3. L’esistenza del limite delle medie geometriche o di quelle aritmetiche
di una successione an non implica la convergenza stessa di an ; dunque la tesi del Teorema
di Cesaro non è più vera se eliminiamo l’ipotesi di esistenza del limite di an .
Per verificare ciò, è sufficiente utilizzare la successione an definita come
(
1 se n è dispari,
an = (17)
2 se n è pari.

Abbiamo
p
√  n 2 n−1
2 se n è dispari,
n
a1 · · · an = √
 2 se n è pari,
e
3n − 1


 se n è dispari,
a1 + a2 + . . . + an  2n
=
n 3
se n è pari.


2
Risulta quindi
√ √ a1 + a2 + . . . + an 3
lim n
a1 · · · an = 2, lim = ,
n→+∞ n→+∞ n 2
ma

lim an non esiste.


n→+∞

Osserviamo infine che, in tal caso, le due medie in (16), pur convergendo entrambe, non
convergono allo stesso limite.
Un’altra conseguenza del teorema di Cesaro è il seguente risultato.

Teorema 2.5 (Criterio rapporto-radice). Sia an una successione tale che an > 0
per ogni n ∈ N. Se la successione
an
an−1

è regolare, allora n an è regolare e
√ an
lim n
an = lim .
n→+∞ n→+∞ an−1

Dimostrazione. La tesi segue osservando che la media geometrica della successione


a2 a3 an
a1 , , , ...,
a1 a2 an−1

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è

r
n a ·
a2 a3 an
1 · · ... · = n an .
a1 a2 an−1

Pertanto, dal Teorema 2.4 si ha


r
a2 a3 an an
lim n an = lim n a1 · · · ... · = lim .
a1 a2 an−1 an−1

Osservazione 2.4. Osserviamo che se an > 0, dal criterio della radice e del rapporto-
radice segue immediatamente il criterio del rapporto.

Osservazione 2.5. In analogia con quanto osservato in precedenza, il criterio rapporto-



radice 2.5 non può essere invertito, nel senso che l’esistenza del limite di n an per n → +∞
non implica l’esistenza del limite di an+1
an . Infatti, per la successione
(
1 se n è dispari,
an = (18)
2 se n è pari,

abbiamo

lim n
an = 1, (19)
n→+∞

mentre
an+1
lim non esiste. (20)
n→+∞ an

Per verificare la (19) ci basta osservare che la sottosuccessione di n an di posto pari e
quella di posto dispari convergono entrambe a 1:

√ n √
q
lim 2n
a2n = lim 2 = 1,
n→+∞ n→+∞
√ √
2n+1
lim 2n+1 a2n+1 = lim 1 = 1.
n→+∞ n→+∞

La (20) segue dal fatto che


a2n+1 1 a2n
lim = e lim = 2.
n→+∞ a2n 2 n→+∞ a2n−1

Applicando il Teorema 2.3 alla successione b1 = a1 , bn = an − an−1 , n ≥ 2, vale


l’ulteriore

16
Teorema 2.6. Sia an una successione di numeri reali. Se la successione

(an − an−1 )

è regolare, allora anche la successione


an
n
è regolare e risulta
an
lim = lim (an − an−1 ).
n→+∞ n n→+∞

Riassumendo, vale lo schema nella taabella 1.

a1 + a2 + . . . + an
lim = lim an se il secondo limite esiste
n→+∞ n

lim n
a1 · . . . · an = lim an se an > 0 e il secondo limite esiste
n→+∞ n→+∞

√ an
lim n
an = lim se an > 0 e il secondo limite esiste
n→+∞ n→+∞ an−1
an
lim = lim (an − an−1 ) se il secondo limite esiste
n→+∞ n n→+∞

Tabella 1

2.3 Applicazioni

n
A6 ) lim n = 1.
n→+∞
Applicando il criterio rapporto-radice, il limite è immediatamente provato essendo
n+1
lim = 1.
n→+∞ n

n
A7 ) lim n! = +∞.
n→+∞
Essendo
(n + 1)!
lim = lim (n + 1) = +∞,
n→+∞ n! n→+∞

dal criterio rapporto-radice segue la tesi.



n
n! 1
A8 ) lim = .
n→+∞ n e

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Infatti, essendo
n
nn

(n + 1)! n 1
lim · = lim = ,
n→+∞ (n + 1)n+1 n! n→+∞ n+1 e

dal criterio rapporto-radice segue la tesi.

Osservazione 2.6. Vale la seguente identità nota come formula di Stirling:


n! √
lim  n n √ = 2π.
n→+∞
n
e
Esercizio 6. Calcolare il seguente limite:
s 
3n 2016
lim n n ( 27
4 )
n→∞ n

Esercizio 7. Sia an una successione. Se

lim(an+2 − 2an+1 + an ) = `,
n

allora
an+1 − an
lim = `.
n n
Soluzione. Posto an+1 − an = bn , l’ipotesi asserisce che (bn+1 − bn ) → `. Quindi,
osservando che la media aritmetica di cn := bn − bn−1 , n ≥ 2, c1 := b1 è

c1 + . . . + cn b1 + (b2 − b1 ) + . . . + (bn − bn−1 ) bn an+1 − an


= = = ,
n n n n
dal teorema sulle medie aritmetiche si ha la tesi.

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