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Usa Ed Est Europa

Il documento analizza lo sviluppo economico degli Stati Uniti e del Giappone, evidenziando come gli USA abbiano beneficiato di risorse naturali abbondanti, un sistema normativo favorevole e un'industrializzazione precoce, mentre il Giappone, pur sviluppandosi più tardi, ha implementato riforme istituzionali e un'istruzione elevata per modernizzare la propria economia. Viene inoltre discusso il ritardo nell'industrializzazione di paesi come Austria-Ungheria e Russia, dovuto a fattori come la mancanza di riforme agrarie e l'analfabetismo. Infine, si esplorano le relazioni tra nuove tecnologie e l'evoluzione delle imprese e dei sistemi finanziari durante le rivoluzioni industriali.

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Il documento analizza lo sviluppo economico degli Stati Uniti e del Giappone, evidenziando come gli USA abbiano beneficiato di risorse naturali abbondanti, un sistema normativo favorevole e un'industrializzazione precoce, mentre il Giappone, pur sviluppandosi più tardi, ha implementato riforme istituzionali e un'istruzione elevata per modernizzare la propria economia. Viene inoltre discusso il ritardo nell'industrializzazione di paesi come Austria-Ungheria e Russia, dovuto a fattori come la mancanza di riforme agrarie e l'analfabetismo. Infine, si esplorano le relazioni tra nuove tecnologie e l'evoluzione delle imprese e dei sistemi finanziari durante le rivoluzioni industriali.

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Prof.

Paolo Tedeschi – Storia Economica


Lezione 3 BL

Note sullo sviluppo degli USA


Modello di crescita originale e inimitabile (nessun paese nell’800 poteva disporre di un sottosuolo così
ricco e della disponibilità di amplissimi territori coltivabili espropriati ai nativi) che permise agli USA di
diventare la prima potenza economica mondiale alla fine dell’800: la crescita proseguì senza soluzione di
continuità fino alla grande crisi del 1929.
L’industrializzazione non venne favorita solo dalla grande ricchezza di risorse naturali e dal basso
costo delle proprietà fondiarie, ma si basò anche sulla scelta di privilegiare subito il “capital intensive” e
il “labour saving”. Scelta fatta per ovviare alla scarsità di forza lavoro (importata dall’Europa offrendo
retribuzioni più elevate e, fino al 1865, anche dall’Africa con la tratta degli schiavi.)
Esistevano ulteriori differenze fondamentali rispetto all’Europa:
* La presenza di una normativa che si adattava alle esigenze dei coloni: erano questi ultimi ad eleggere
un parlamento che rappresentava i loro interessi. Norme che favorivano la formazione delle grandi
imprese necessarie allo sviluppo industriale (creazione società anonime, basso livello delle imposte,
creazione di aree riservate al sviluppo di imprese innovative), ma anche regole atte a contrastare i problemi
generati dalle condizioni di monopolio che danneggiavano la concorrenza e quindi i consumatori
(Sherman Act). Norme che favorivano la formazione di una grande potenza militare in grado di imporre
i propri interessi economici (in particolare in America Latina e nel Pacifico): espansione interna a danno
dei nativi e delle colonie spagnole oppure attraverso abili transazioni commerciali (acquisto Lousiana
francese e Alaska russa).
* La popolazione era formata da una quota sempre alta di emigrati, ovvero self-made men che si
mettevano in gioco accettando il rischio del viaggio verso le Americhe ed evidenziando uno spirito
imprenditoriale. Il melting-pot che ne derivava favoriva inoltre l’acquisizione dei diversi know-how degli
emigranti e garantiva la rapida diffusione delle innovazioni realizzate in Europa che venivano poi
perfezionate negli USA.
* La mancanza di manodopera portò ad un’agricoltura precocemente meccanizzata, soprattutto dopo
la fine dello schiavismo: questo aumentò in particolare i rendimenti delle colture cerealicole che avevano
costi unitari ridotti e soprattutto coprivano interi stati e producevano ampi surplus rispetto alla domanda
interna. L’esportazione delle granaglie verso l’Europa venne realizzata a prezzi molto competitivi a partire
dagli anni ’70 dell’800 quando il trasporto con battelli a vapore consentì di ingrandire le navi, aumentare
i beni trasportati e quindi di ridurne i costi unitari. La congiuntura economica che ne derivò in Europa
favorì una massiccia emigrazione dall’Europa verso le Americhe: negli USA questo permise un aumento
demografico utile alla formazione di un grande mercato nazionale.
1
* Le nuove tecnologie consentivano lo sviluppo del West: la ferrovia favoriva l’insediamento dei coloni
e le nuove macchine rendevano più agevole l’utilizzo dei giacimenti di carbone, ferro, petrolio ecc.
* L’industria manifatturiera era caratterizzata da produzioni standardizzate grazie all’utilizzo di
macchine utensili: si favoriva la formazione delle grandi imprese che grazie alle loro economia di scala
rendevano più bassi i costi di produzione e quindi consentivano di abbassare i prezzi dei prodotti.
* Grande attenzione al “Taylorismo” (studio dei tempi e delle operazioni ottimali per l’esecuzione
delle varie lavorazioni) e poi attuazione del “Fordismo” (sistema di produzione di massa attuato da Henry
Ford nell’impianto di Highland Park a Detroit nel 1913 con la creazione della catena di montaggio:
sostituendo il più possibile la macchina al lavoro, si tagliavano i tempi di produzione e i costi di
produzione. Questo portava a produrre molto di più e all’esigenza di creare un mercato di massa con
beni omogenei e salari più alti per dare maggior potere d’acquisto ai cittadini. Ad ex. Ford vedeva nei suoi
operai dei potenziali consumatori e nel 1914 portò il salario minimo a 5 $ per una giornata lavorativa di
8 ore (prima era mediamente di 2,4 $ per una giornata di 9 ore): la riduzione dell’orario aumentava il
tempo libero a disposizione della manodopera e, grazie ai nuovi salari reali, i consumi, mentre le 8 ore si
conciliavano perfettamente con i turni della produzione H24 a turni. I lavoratori delle grandi corporation
godevano anche di un esteso welfare aziendale (abitazioni, scuole, assistenza ecc. fornite gratuitamente o
a prezzo molto ridotto dalle aziende) che li legava alle sorti dell’impresa aumentandone la produttività.

Note sullo sviluppo del Giappone


Appartiene ai paesi in cui lo sviluppo industriale arrivò in ritardo ovvero solo alla fine dell’800: fu
peraltro l’unico paese a cultura non europea a svilupparsi prima del secondo dopoguerra. Questi i fattori
che ne consentirono lo sviluppo e lo differenziarono dagli altri stati asiatici
* Presenza di monarchia assoluta che però lasciava ai funzionari locali grandi libertà amministrative e
quindi la possibilità di adattare norme alle esigenze economiche delle singole aree produttive. Elevata
istruzione delle classi dirigenti (samurai cui erano vietate le attività commerciali). Successo delle riforme
istituzionali (restaurazione Meiji) che portarono all’abolizione delle caste, al rinnovamento dei burocrati
di corte e all’eliminazione della retribuzione per i samurai (i quali si orientarono verso le attività produttive
dove portarono le loro capacità di gestione)
* Presenza di grandi città e quindi di mercati utili allo sviluppo industriale. Esistenza di un sistema
creditizio relativamente sviluppato che forniva i finanziamenti necessari allo sviluppo e all’innovazione.
* Chiusura agli stati occidentali interrotta a metà ‘800 dall’intervento americano (prima solo una nave
olandese attraccava a Nagasaki una volta all’anno): gli USA obbligarono il Giappone alla firma dei “trattati
ineguali” (dazio massimo 5%) che costrinsero il Giappone a produrre beni competitivi grazie alla loro
alta qualità e per un buon rapporto qualità/prezzo. Si copiavano e si perfezionavano migliorandone la
qualità i beni prodotti in USA ed Europa e questo consentiva di vendere nel mercato interno non protetto
2
* Per migliorare l’organizzazione dello stato e la qualità delle imprese la famiglie dell’élite inviavano in
Europa e USA i figli per dar loro una formazione culturale internazionale e prendere il “meglio” dalle
singole nazioni.
Tutto questo permise la formazione di un apparato burocratico e produttivo efficiente: esercito sul
modello prussiano, marina e istruzione su quello inglese, industria e finanza su quelli tedesco e americano
(nacque anche la banca centrale giapponese). A questo si aggiunse la modernizzazione delle attività
produttive: l’aumento delle esportazioni di seta (mentre quella europea era in crisi) garantiva infatti
l’afflusso di ingenti capitali e non solo compensava le importazioni di materie prime come il carbone e i
minerali di ferro, ma consentiva investimenti in moderni impianti. Il rafforzamento dell’apparato militare
consentì poi sia l’acquisizione di colonie (Corea e Taiwan) dove reperire materie prime, sia l’aumento
della protezione doganale: all’industria tessile si poteva quindi affiancare un’importante industria
siderurgica e meccanica sostenuta dalla domanda legata alla realizzazione della ferrovia (11.000 km.). Si
formarono infine le “zaibatsu”, ovvero insiemi di imprese che, collocate in un’area produttiva, agivano
in piena sinergia: erano rette da una famiglia (capace di accumulare significativi capitali dall’attività
commerciale prima e da quella industriale poi) e di norma disponevano di una banca che garantiva loro i
finanziamenti necessari all’acquisizione di nuove tecnologie. Scelta di puntare su prodotti che dovevano
superare un severo controllo della qualità (Toyota) e che erano ottenuti dal perfezionamento dei beni
realizzati in Europa e USA.

Esempi di paesi dell’Europa periferica, ovvero di nazioni il cui processo di industrializzazione,


avviatosi solo alla fine dell’800, non si era ancora concluso allo scoppio della prima guerra mondiale. Si
indicano qui i casi di due grandi imperi che sarebbero peraltro scomparsi dopo la prima guerra mondiale.
Austria-Ungheria
Questi i fattori che portarono ad uno sviluppo ritardato rispetto alle altre regioni dell’area tedesca:
a) Eliminazione tardiva del servaggio (1848) e dei dazi doganali interni (1850), nonché esclusione dallo
Zollverein e quindi dal mercato tedesco: questo implicò un settore agricolo che si meccanizzò e “liberò”
manodopera in ritardo, mentre la mancanza di unione doganale e anzi i conflitti con la Prussia limitarono
al solo mercato interno gli sbocchi commerciali delle imprese più avanzate.
b) Presenza di molte comunità linguistiche e, a fronte dell’indebolimento nei confronti della Prussia,
arrivo di normative che non allocavano al meglio le risorse finanziarie visto che tendevano a favorire gli
interessi locali: si realizzavano infrastrutture simili in diverse regioni ma, pur richiedendo simili esborsi
finanziari, avevano rilevanza economica diversa.
c) Differenza di sviluppo fra l’area occidentale più ricca in cui si formarono le prime manifatture
industriali (Austria, province ceche e italiane, Ungheria, Slovacchia, Slovenia e Slesia) e quella orientale
più povera (Galizia, Rutenia, Transilvania, Croazia e Bosnia) nelle quali le attività erano prevalentemente
3
agricole. Agricoltura non meccanizzata come nell’Europa occidentale, ma poteva godere della presenza
di terre ad alto rendimento e di casse rurali che favorivano il credito agricolo: a fine ‘800, grazie anche
all’emigrazione transoceanica che riduceva la pressione nel mercato del lavoro, il settore agricolo era in
grado di sostenere il take-off.
d) I settori più sviluppati erano il tessile (lana e cotone), l’alimentare, la meccanica (automobilistica),
nonché le produzioni di vetro e carta. Minori spazi avevano l’industria siderurgica, ferroviaria ed elettrica.
L’industria beneficiava di una struttura finanziaria che seguiva il modello tedesco: la concentrazione
bancaria era addirittura maggiore visto che le due principali banche miste controllavano oltre il 43% del
capitale azionario dell’Impero. Alla vigilia della prima guerra mondiale il take off era in atto e la presenza
di un grande mercato nazionale, in particolare nelle regioni occidentali offriva la prospettiva di uno
sviluppo economico capace di ridurre il gap rispetto all’area tedesca.

Russia
* Alla vigilia della prima guerra mondiale evidenziava grandi produzioni industriali in termini assoluti,
ma i tre quarti della forza lavoro erano impiegati in agricoltura e il reddito pro capite era pari ad un terzo
di quello inglese. Molto diffuso l’analfabetismo (oltre i due terzi della popolazione) e quindi limitata
presenza di manodopera specializzata.
* Alla tardiva abolizione del servaggio (1861) non erano seguite riforme in grado di aumentare i bassi
rendimenti dell’agricoltura, un paradosso vista la fertilità delle terre disponibili (in particolare in Ucraina).
* Si registrava la presenza di grandi risorse nel sottosuolo, ma spesso erano di difficile estrazione (in
particolare quelle ricchissime della Siberia). I principali bacini minerari attivi erano negli Urali e, in seguito,
a Baku sul Mar Caspio (petrolio).
* Le aree industriali erano quelle dei circondari di Mosca, San Pietroburgo e Varsavia (siderurgia,
meccanica e tessile): grandi investimenti (con capitali stranieri) per sviluppare la ferrovia, in particolare la
Transiberiana che intendeva favorire lo sfruttamento delle ricchezze esistenti in Siberia e collegare la parte
europea con la costa del Pacifico. Alla vigilia della prima guerra mondiale, una valutazione pro-capite
della ricchezza e delle capacità produttive evidenziava un paese in cui in take-off era limitato alle tre sole
aree sopra indicate.

Note sulle relazioni tra nuove tecnologie ed evoluzione delle imprese e dei sistemi finanziari
La prima rivoluzione industriale (a partire dalla metà del ‘700) si basava sulla macchina a vapore, il
carbon coke, la produzione di acciaio di qualità sempre più alta, e lo sviluppo della chimica inorganica:
richiedeva investimenti relativamente limitati (ottenibili dai patrimoni familiari e da banche non
specializzate che finanziavano solo il capitale circolante l’acquisto di materie prime e scontavano i crediti

4
a breve termine) per creare fabbriche in cui la divisione del lavoro consentiva l’utilizzo di macchinari non
costosi e ammortizzabili in tempi brevi.
Il frutto più rilevante di tale rivoluzione fu la ferrovia che, oltre ad alimentare la domanda per
l’industria siderurgica e meccanica, ridusse enormemente i tempi e i costi del trasporto via terra allargando
le dimensioni dei mercati di sbocco per le imprese. I battelli a vapore favorirono una nuova
globalizzazione dei mercati non solo in riferimento alle merci, ma anche ai capitali e alla forza lavoro:
divenne infatti molto più rapido il trasferimento transoceanico e questo consentì in particolare la
riduzione della pressione sul mercato del lavoro europeo dopo la grande crisi degli anni ’70 dell’800
(emigrazione verso le nuove colonie africane ed asiatiche e soprattutto verso le Americhe).
La seconda rivoluzione industriale (ultimi decenni dell’800) si basava su nuove tecnologie ad alta
intensità di capitale: lo sviluppo dell’industria elettrica, della chimica organica, della farmaceutica, della
chimica dei fertilizzanti (che permetteva di aggiungere ai concimi chimici naturali come i perfosfati, quelli
artificiali come i concimi azotati). Innovazioni come il motore a scoppio e le nuove telecomunicazioni (il
telegrafo, il telefono ed infine la radio che però, sebbene inventata a fine ‘800 ebbe uno sviluppo solo
dopo la prima guerra mondiale).
Tutte le nuove tecnologie richiedevano grandi investimenti iniziali con lunghi tempi di ammortamento
delle spese di ricerca e di realizzazione/acquisto degli impianti: servivano quindi imprese di grandi
dimensioni (per avere economie di scala), sistemi finanziari in grado di supportarle (basati su banche che
finanziavano sia a breve che a medio-lungo termine, ovvero sia il capitale circolante che quello fisso),
mercati più ampi capaci di assorbirne le produzioni (ovvero almeno quelle pari al break-even point delle
imprese) più efficienti.

Domande per la preparazione all’esame


- Indicare i fattori di sviluppo degli USA
- Indicare perché lo sviluppo degli USA fu “capital intensive” e “labour saving”
- Indicare il ruolo dello stato nello sviluppo economico degli USA
- Indicare perché il caso USA non era imitabile nella seconda metà dell’800
- Indicare i vantaggi portati agli USA dal grande afflusso di emigranti.
- Indicare perché le imprese in USA dovevano e potevano essere di grandi dimensioni
- Indicare perché col fordismo si accede alla quinta fase dello sviluppo di Rostow
- Indicare perché in USA lo sviluppo del welfare è su base aziendale
- Indicare i fattori di sviluppo del Giappone
- Indicare il ruolo del sovrano e dei samurai nello sviluppo giapponese
- Indicare l’effetto dei trattati ineguali sulle strategie produttive giapponesi
- Indicare come fu risolto dal Giappone il problema della mancanza di risorse minerarie
5
- Indicare come fu superato dall’élite giapponese il gap esistente rispetto agli USA e all’Europa a
livello di capacità produttiva, gestione finanziaria, gestione amministrativa e difesa militare
- Indicare le condizioni della Svizzera all’inizio del ’900, ovvero le ragioni del sua ritardo
- Indicare le condizioni dei Paesi Bassi all’inizio del ’900, ovvero le ragioni del loro ritardo
- Indicare le condizioni dei Paesi Scandinavi all’inizio del ’900, ovvero le ragioni del loro ritardo
- Indicare le condizioni della Russia all’inizio del ’900, ovvero le ragioni del suo ritardo
- Indicare le condizioni dell’Austria-Ungheria all’inizio del ’900, ovvero le ragioni del suo ritardo
- Indicare le condizioni della Russia all’inizio del ’900, ovvero le ragioni del suo ritardo
- Indicare le caratteristiche della prima rivoluzione industriale
- Indicare le caratteristiche della seconda rivoluzione industriale

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